Visualizzazione post con etichetta Stati Uniti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stati Uniti. Mostra tutti i post

mercoledì 23 gennaio 2008

Hoyo colorao - da Cuba contro la Guerra

Hoyo Colorao è una band cubana che suona musica soprattutto rap ma anche son e musica trovadorica. Il loro pezzo più famoso è "Di que no" nel cui video, trasmesso più volte dalla televisione cubana, troviamo un insieme di dolore, umorismo e creatività.
Il testo, indubbiamente di matrice rivoluzionaria, lancia un grido di pace e di speranza al mondo.
Negli ultimi anni l'urlo del rap contro la guerra è cresciuto di pari passo con l'aumento dell'intensità delle aggressioni imperialiste degli Stati Uniti. I rapper cubani non hanno fatto eccezione.
Hoyo Colorao era una pozza di fango che bloccava la strada che da Vueltabajo, zona di produzione del tabacco, arrivava alla capitale. In questo punto si bloccavano i carri carichi delle preziose foglie e i viandanti, i trasportatori, lo presero come punto di riferimento. Hoyo Colorao divenne anche il nome dell'insediamento urbano vicino a questa palude e che successivamente venne chiamato Bauta. La band ha scelto di chiamarsi Hoyo Colorao in omaggio a questa storia, per il risentimento del popolo di questa terra nei confronti del cambio del nome della città.

Hoyo colorado - Di que no

Hace tiempo que estoy viendo que este mundo está patas pa´rriba,
la gente paga con su sangre el precio de la vida,
los niños lloran,
porque el hambriento no tiene salida,
y mueren bajo el fuego de la “tierra prometida”.

Los ricos dividiendo a cañonazos el planeta
con la supremacía blanca a punta de escopeta.
Atacando bastiones, religiones y profetas
en nombre de una paz con metralleta.

Y están televisando lo que pasa,
están llevando el odio a los rincones de tu casa,
están haciendo un show con el abuso y la matanza,
están midiendo el rating criminal de la venganza.
Ahora que el mundo ha cambiado,
que los asesinos quieren a la gente.
Ahora que están atacando a los niños con bombas más “inteligentes”.
Ahora que corre la sangre en nombre de la paz,
ahora que hay “fuego amigo”.
Ahora que dice la tele que todos los pobres somos enemigos.
Di que no... La guerra no puede seguir.
Di que no... Los niños no deben morir.
Di que no... Un “No a la guerra” hermano,
juntando nuestras manos, soñemos con el porvenir
Yo pensé que era Nintendo aquello que yo estaba viendo.
En la pantalla de mi Panda la gente estaba muriendo.
Vi un indigente llorando y un presidente mintiendo,
la guerra comenzando, vi par de bombas cayendo,
continentes protestando, policías reprimiendo,
la bolsa tambaleando y el petróleo va subiendo.
Vi un terrorista gozando y cinco jóvenes sufriendo,
todo un pueblo luchando, pero otro pueblo muriendo.
Vi los ojos de aquel niño que las tropas han mata´o,
por estar en el momento y el lugar equivoca´o.
Ahora que el mundo ha cambiado,
que los asesinos quieren a la gente.
Ahora que están atacando a los niños con bombas más “inteligentes”.
Ahora que corre la sangre en nombre de la paz,
ahora que hay “fuego amigo”.
Ahora que dice la tele que todos los pobres somos enemigos.

Di que no... La guerra no puede seguir.
Di que no... Los niños no deben morir.
Di que no... Un “No a la guerra” hermano,
juntando nuestras manos, soñemos con el porvenir
Convenciones y tratados que han echado por el caño del lavabo,
comisiones que han buscado pero que no han encontrado.
Consejos divididos, todo un pueblo amenazado.
Estoy frente a la tele saturado
de boletas que se compran y se venden por montones,
de la manipulación que hay con las opiniones.
Cowboy hijo de papi que compró las elecciones.
De toda esta candanga ya estoy hasta los cojones.
Di que no, y ponte en 3 y 2 con to´esa gente
que quiere llenar el tanque sacrificando inocentes.
Di que no, porque el chamaco tuyo puede ser
el que salió en primera plana, esta mañana, muerto´e bala.
¡Di que no!
La guerra no puede seguir.
Di que no... Los niños no deben morir.
Di que no... Un “No a la guerra” hermano,
juntando nuestras manos, soñemos con el porvenir
¡Di que no!
¡Di que no!
¡Di que no!
¡No!

lunedì 14 gennaio 2008

Cuba, si avvicinano le elezioni.

Domenica 20 gennaio a Cuba si svolgeranno le elezioni. Mediante voto diretto e segreto i cubani eleggeranno i leader dei Governi Provinciali e i Deputati dell'Assemblea Nazionale (AN). Questi ultimi selezioneranno tra loro, a marzo, il Capo dello Stato e del Governo Nazionale, incarichi che occupa Fidel Castro da sempre nella Cuba post-rivoluzionaria.
Ieri Ricardo Alarcòn ha chiamato il popolo cubano ad esercitare un voto unito come segnale di forza contro il governo degli Stati Uniti che ha quintuplicato le risorse destinate a finanziare l'opposizione interna al paese.
Fidel Castro, 81 anni, convalescente da una serie di interventi chirurgici, che ha ceduto il potere al fratello quasi un anno e mezzo fa, è nuovamente candidato ma non si sa se ha intenzione di farsi rieleggere Presidente o se aprirà la strada alle nuove generazioni come lui stesso ha più volte affermato.
La metà degli aspiranti ai due livelli direttivi sono assessori proposti dalle assemblee di quartiere ed eletti nelle consultazioni comunali dello scorso ottobre, l'altra metà, alla quale appartiene Castro ed altri leader storici della Rivoluzione, sono scelti da organizzazioni sociali vicine al Partito Comunista.
La opposizione ha invitato all'astensione o all'annullamento del voto scrivendo sulle schede frasi antigovernative. Nelle elezioni di inizio ottobre la affluenza al voto fu del 96.5% degli aventi diritto, il 3.93% delle schede sono risultate bianche, e il 3.08 erano nulle.
Per essere eletti i candidati devono ottenere il 50%+1 dei voti.
Io non so chi vincerà, se sarà confermato Fidel Castro o se davvero si aprirà una nuova epoca per l'isola... di una cosa sono certo: voglio una Cuba libera. Libera dagli assolutismi, libera dall'embargo, libera di autodeterminarsi come Nazione indipendente e sovrana.

domenica 6 gennaio 2008

Cuba: tasso di mortalità infantile più basso di quello degli Stati Uniti

Cuba chiude il 2007 con un tasso di mortalità infantile del 5,3 per mille.
Secondo i dati pubblicati dall' ONU la media mondiale è del 52 per mille e quella dell'America Latina è del 26 per mille, mentre quella degli Stati Uniti è del 6 per mille.
Considerando il dato degli Stati Uniti non si può non considerare il fatto che fra la popolazione nera non ispanica la mortalità infantile media è del 13 per mille mentre fra i bianchi è notevolmente più bassa.
Un indice di mortalità infantile così basso è dovuto al fatto che a Cuba il sistema sanitario è accessibile a tutti ed è gratuito per tutta la popolazione. Inoltre le massicce campagne di vaccinazione, sia della popolazione infantile che di quella senile, realizzate nonostante l'embargo criminale degli Stati Uniti contro Cuba, dimostrano il livello di attenzione che il Governo pone nei confronti delle categorie più deboli.
Gli indicatori della mortalità infantile nella Cuba prerivoluzionaria raggiungevano i 60 bambini morti ogni mille nati.

Contatore presenze